DIZIONARIO STORICO DELLA FILOSOFIA

(Società Editrice Dante Alighieri, II edizione aumentata, Roma 2001, pp. 230) 

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IL VOLUME
 
       L’opera ha un carattere e uno scopo didattico, in quanto si propone di fornire agli studenti una vera e propria introduzione alla filosofia attraverso l’analisi del linguaggio usato dai filosofi di ieri e di oggi: tutti i termini filosofici vengono spiegati attraverso il loro etimo, dall’accezione originaria ai diversi significati che essi hanno assunto nel tempo sia nel linguaggio ordinario che in quello di altre discipline tecniche, inseriti inoltre in una fitta rete di riferimenti e collegamenti semantici. E’ proprio questa intensa attività di interconnessione semantica che permette al lettore di analizzare ogni termine, inserendolo nell’intero sistema linguistico, e di capire le espressioni tipiche dei filosofi di ogni epoca e lingua.
Si tratta quindi di un prezioso strumento di chiarificazione del discorso filosofico attuale, che risponde, come lo stesso A. si preoccupa di sottolineare, non tanto ai fini di un semplice "prontuario per la consultazione", quali sono i tanti dizionari di filosofia in commercio, bensì ad una "necessaria introduzione linguistica allo studio della filosofia, ossia ad un avviamento alla filosofia attraverso l’analisi del suo specifico linguaggio".
In questo ardito compito di collegamento sistematico tra l’universo del discorso e quello della conoscenza, l’A., si dice mosso dalla "persuasione che il nesso oggettivo è sempre e solo la comune "denotazione", il comune "referente", ossia quel "senso comune" che rende possibile una comunicazione intersoggettiva, un interscambio di messaggi che abbiano senso".
L’uso di questo strumento didattico favorisce lo studio della filosofia anche perché risponde pienamente ai criteri di insegnamento di questa materia nei licei italiani, ossia al criterio dell’esposizione storiografica e al criterio della lettura dei testi più importanti dei filosofi. Il Dizionario risulta perciò un sussidio didattico indispensabile sia per la storia della filosofia che per la lettura dei classici, in quanto permette agli studenti di rendersi conto del significato attuale delle parole che in passato avevano altre accezioni, come anche del perenne significato delle parole che non possono subire le variazioni del tempo, perché direttamente legati al senso comune, cioè all’esperienza primaria e universale.
Ma c’è di più: l’utilizzo di questo Dizionario sarebbe auspicabile per fronteggiare il problema, rilevato dallo stesso A., della ambiguità e della genericità dei modi espressivi con cui la filosofia viene oggi trasmessa nelle aule scolastiche e universitarie e nei media, che impedisce ad essa di contribuire alla formazione di una autentica cultura della verità e dei valori, fenomeno da non addebitare certamente alla presunta incapacità della filosofia di parlare all’uomo d’oggi. Anzi, spesso la trasmissione di un linguaggio filosofico non facilmente intelligibile comporta la produzione di effetti secondari, impropri, di natura soprattutto emotiva, ma addirittura subliminale e inconscia che, pur mancando della chiarezza e della coerenza necessarie a convincere il destinatario che sia dotato di spirito critico, << è ugualmente in grado di suggestionare, proprio per la sua opacità, che fa immaginare inesistenti contenuti di misteriosa sapienza >>. Tutto ciò ha contribuito a dilatare lo iato venutosi a creare soprattutto dopo Heidegger tra un linguaggio filosofico allusivo e contorto, troppo spesso personalizzato e il senso comune, in definitiva tra la filosofia e l’esperienza personale.

                                                                                                        Gian Luca Fera

 

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